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29-08-2007 - Mercato, strategie e risultati nelle parole di Antonio Marcegaglia

Antonio Marcegaglia
Antonio Marcegaglia CEO

«Non possiamo che essere soddisfatti per i risultati ottenuti lo scorso anno. Il 2007, inoltre, è andato ancora meglio, consolidando il processo di crescita del gruppo». È disteso e compiaciuto, non certo autoreferenziale, il tono con cui Antonio Marcegaglia, a.d. dell’omonimo gruppo siderurgico, descrive a Siderweb l’esercizio 2006. Il 2007, inoltre, vanta una nota positiva in più. «I primi sette mesi dell’anno – ha spiegato Marcegaglia – si sono chiusi con volumi di vendita in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo di un anno fa». Ancora meglio il fatturato consolidato del gruppo che da gennaio a luglio è veleggiato verso i 2,5 miliardi di euro contro il miliardo e 900 milioni di un anno fa. «Con tutta probabilità – ha aggiunto – l’intero 2007 sarà perlomeno non inferiore al 2006 per risultati»

Numeri da primato, senza dubbio. Tuttavia, come ha inciso il “cambio di rotta” nella prima parte del secondo semestre sul versante delle quotazioni?
«Credo sia opportuno parlare di periodo di “incertezza” e non di “rallentamento”, come si dice spesso. I fondamentali economici, infatti, restano buoni. Anche in Italia. Non a caso, in questi giorni abbiamo indicazioni dell’esistenza di spazi di recupero per i prezzi degli acciai al carbonio. Gli stock sono relativamente bassi ed il contesto generale della domanda è buono. L’incertezza che si è abbattuta sui mercati ha lasciato strascichi, talvolta irrazionali. Prendiamo, ad esempio, i tubi saldati e gli zincati: le quotazioni, a mio avviso, sono scivolate in misura ingiustificata».

Cos’è cambiato, invece, nell’inossidabile?
«Non c’è alcun dubbio sull’impatto che la speculazione finanziaria ha avuto nei mercati fisici. È la speculazione che ha stravolto le logiche di mercato e, alla luce del ribasso del nickel, letteralmente frenato gli investimenti e congelato gli acquisti. Questo è un comparto in cui l’incertezza si misura oggi con una scala più elevata rispetto a quella da usare nel mercato degli acciai al carbonio».

Un mercato, dunque, a tinte fosche?
«Non proprio. Nella correzione, senza dubbio forte, del valore del nickel leggo anche segnali positivi. In fin dei conti, possiamo vederci un percorso verso una maggior stabilità in grado di apportare più solidità anche al mercato dell’acciaio inossidabile».

Per restare nel campo dell’inox, Marcegaglia ha puntato molto sui ferritici. Con un nickel ridimensionato e con l’impatto sul prezzo dei prodotti finiti, sarà rivista la strategia produttiva del Gruppo?
«Gli acciai ferritici hanno senso d’esistere molto concreto, anche in presenza di valori del nickel bassi e pure inferiori agli attuali. Essi godono di un vantaggio intrinseco che trova riscontro nelle esigenze del mercato, nelle applicazioni che lo consentono. Non solo: il nostro gruppo possiede un elevato know how nel campo della saldatura anche di questa classe di acciai non facili da lavorare. Pertanto, l’asset dei ferritici resterà ben presente nel gruppo ed inserito nel nostro progetto di crescita in termini tanto qualitativi quanto di estensione di gamma produttiva».

m.tae.

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